Gli Eugenio in Via Di Gioia donano pc: “Tutti devono averne uno”

(Immagine presa da Facebook)

Andrea Joly
La Stampa, 29/03/21

«Avere il computer è il primo passo per poter sentire gli abbracci virtuali di cui abbiamo sempre più bisogno in un periodo come questo». Sono le prime parole di Eugenio Cesaro, frontman della band torinese Eugenio in Via Di Gioia, a sostegno del progetto “Digitali e Uguali”. Insieme ad altre personalità come Fabio Volo, Luciana Littizzetto, Cesare Cremonini, Chiara Francini ed Elisa Di Francisca, solo per citarne alcune, gli Eugenio in Via Di Gioia saranno in prima fila per portare nelle case di bambine e bambini in Italia un computer: «Oggi è un bene di prima necessità, come il cibo, per chi deve potersi istruire. Per questo è importante che tutti ne abbiano uno».

Eugenio, come avete scoperto che tanti giovani non hanno potuto fare la Dad in questi mesi?
«Noi non sapevamo cosa volesse dire fare scuola a distanza. In un primo momento pensavamo che le criticità fossero altre, durante il primo lockdown ci eravamo concentrati sulla distribuzione del cibo per le famiglie che non avevano possibilità di accedere a servizi di prima necessità con Torino Solidale. Poi, tre mesi fa, siamo entrati virtualmente nelle classi di studenti torinesi con una serie di laboratori in Dad: gli studenti ci hanno detto che qualcuno non poteva partecipare. Abbiamo aperto gli occhi, è un’ingiustizia che non deve esserci».

Ai tempi della scuola dell’obbligo avreste avuto un computer per seguire le lezioni?
«All’epoca, e stiamo parlando dei primi anni del Duemila, pur tenendo conto che tutto a livello tecnologico era più indietro, se fosse piovuto in testa uno scenario del genere a me e ai miei compagni di classe non so se saremmo stati pronti. Io ho avuto la fortuna di crescere con un padre appassionato di informatica: ricordo perfettamente il giorno in cui era uscita la web cam e l’aveva acquistata subito. Eravamo molto piccoli, ma eravamo rimasti sconvolti di avere una telecamera che poteva riprendere in tempo reale. Nonostante questa sua passione, io avevo a disposizione un pc che non era al passo coi tempi essendo ancora piccolo. Oggi si dà per scontato che in ogni casa ce ne sia uno, ma non è così».

Tra Dad e smart working, c’è anche chi è attrezzato ma avrebbe bisogno di averne di più.
«Il problema è proprio questo. Poi subentrano altri problemi, come la digitalizzazione di chi è col bambino in casa: se a seguirlo mentre fa lezione sono i nonni che non hanno imparato ad usarlo, c’è un problema. Il computer è diventato un bene di prima necessità, come il cibo. Anche per non isolarsi e sentire il calore degli altri: come gruppo abbiamo in mente un progetto che affiancherà Digitali e Uguali, quasi una naturale conseguenza, proprio per continuare a stare insieme».

Anche gli Eugenio in Via Di Gioia hanno un problema di computer e connessioni?
«Noi siamo fortunati e per lavoro siamo rimasti sempre connessi, ma ad esempio in casa mia non ho mai attivato il Wi-Fi. Non voglio paragonarmi a situazioni difficili, ma il punto è proprio questo: non è soltanto una questione di condizioni economiche. E chi è in difficoltà deve essere aiutato».

Digitali e Uguali, raccolti oltre 100 mila euro

Ilaria Venturi
La Repubblica, 29/03/2021

Un parroco della zona ha prestato i suoi due tablet, ma sono datati: non si riesce a scaricare Meet per seguire le lezioni a distanza. La scuola ha aggiunto un computer, ma se i figli sono quattro e in casa entrano solo 500 euro al mese dopo un anno di pandemia, è dura. Il racconto è di una mamma di Prato: chiede aiuto. Non è la sola. C’è chi scrive: «Sono una di quelle famiglie che non ha il computer in casa, la mia bimba di 6 anni fa la Dad, i maestri ci mandano un sacco di schede da fotocopiare e così si va dal tabaccaio: per fortuna è gentile, qualche fotocopia ce la regala…».

Il progetto di inclusione “Digitali e Uguali” per fornire computer alle bambine e ai bambini italiani — promosso dal gruppo Gedi e da Yoox, con la Fondazione Golinelli e la Fondazione Specchio d’Italia Onlus — scopre quel mondo disuguale che la chiusura delle scuole ha reso visibile e che già l’Istat aveva fotografato: negli anni 2018-2019, il 12,3% dei ragazzi tra 6 e 17 anni (850 mila) non ha un computer o un tablet a casa e la quota raggiunge quasi un quinto nel Mezzogiorno. Il 57% lo deve condividere in famiglia.

Dietro alla statistica ci sono vite reali. Scrive una mamma dalla provincia di Milano: «Ho tre figli di 16, 11 e 9 anni. La grande usa un vecchio portatile, il secondo fortunatamente ha l’iPad della scuola, ma la piccola usa al momento (e quando funziona) un tablet vecchissimo che si spegne in continuazione. Io prendo 400 euro al mese e sono da sola con loro. So che c’è chi sta peggio di noi, ma mi chiedevo come fare». In tanti si sono fatti avanti. Donatori e chi si ritrova, come si legge nella lettera di un’altra famiglia, «dall’altra parte della medaglia»: due figli in Dad, i genitori in smart working, «finora abbiamo comprato due pc, di più non si può, e li stiamo gestendo con orari assurdi». C’è chi fa i compiti dei figli di notte, chi li vede studiare in tre in cucina, «facendo i turni nel collegamento dal telefonino e un vecchio pc che si spegne sempre» racconta Abbes, mamma tunisina con i bambini nati a Bologna.

La raccolta fondi ha già superato i centomila euro. Serviranno ad acquistare computer da consegnare ai bambini e alle bambine attraverso le scuole: sono 1.156 le richieste arrivate, ma all’appello mancano ancora alcune regioni. Le domande sono arrivate soprattutto da Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Lazio. Il bisogno c’è, la raccolta continua. Non solo per la Dad. Ma per «mettere tutti ai blocchi di partenza», ricordano i donatori sulla piattaforma www.digitalieuguali.it. La sfida è sulla conoscenza, a partire dalle pari opportunità negli strumenti di accesso al digitale. Tra i commenti, una citazione di Dante, di cui si è appena celebrata la Giornata nazionale: canto XXVI dell’Inferno, parla Ulisse: «Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza».

Rosolino Cicero insegna matematica e scienze all’istituto comprensivo Giuliana Saladino di Palermo, che sta nell’ex Cep, Centro di edilizia popolare, periferia difficile, 650 alunni dalla materna alle medie. Spiega che «in una complicata e complessa realtà territoriale come la nostra dove, al di là dell’emergenza sanitaria, rimane il forte bisogno educativo, dare opportunità significa cambiare il destino di tanti di loro che vivono in famiglie disgregate, con genitori in carcere, in case famiglia. La nostra comunità scolastica è determinata a non lasciare indietro nessuno». Ma è una lotta coi mulini a vento, «durante il primo lockdown pur di non perdere il contatto con tutti loro abbiamo usato i gruppi di WhatsApp, ma è chiaro che ne abbiamo persi», racconta il professore. Poi sono arrivati i computer dal ministero dell’Istruzione, la sede principale è stata cablata, ma a gennaio con una nuova chiusura delle scuole in Sicilia il problema si è riproposto. «Eravamo riusciti ad annullare la dispersione scolastica in presenza, ora facciamo i conti con la dispersione digitale». 

Digitali e Uguali, così doneremo pc agli studenti bisognosi

Gabriele De Stefani
Quotidiani GEDI, 21/03/21

«Siamo molto lieti di mettere a disposizione le nostre capacità di progettazione sociale e le esperienze maturate in tanti anni di presenza nelle scuole. Per Specchio d’Italia, già presente con queste esperienze in diverse città italiane, collaborare con Yoox, il gruppo Gedi e Fondazione Golinelli è una straordinaria occasione».

Lodovico Passerin d’Entrèves, presidente della Fondazione Specchio d’Italia, spiega il senso del progetto Digitali e Uguali: «Aiutare il Paese a superare le difficoltà di collegamento per i ragazzi e la scuola è una delle nostre priorità, è una necessità non più rinviabile. I lettori saranno certamente sensibili».

Specchio d’Italia, del resto, nasce con l’idea di allargare a tutto il Paese il modello piemontese, lungo sessant’anni, di Specchio dei tempi, che guarda ai bisogni del mondo dell’istruzione come uno dei temi più sensibili: la Onlus nasce per rispondere alle richieste d’aiuto provenienti da diverse regioni italiane a seguito dell’emergenza sanitaria scatenata dalla pandemia di Covid-19.

Specchio d’Italia ha già avviato iniziative concrete in sette regioni, abbracciando le famiglie più emarginate, gli studenti più fragili, gli anziani in difficoltà e le piccole imprese travolte dalla pandemia. Lavorando per frenare l’abbandono scolastico, arginare il disagio sociale nelle periferie e dare sollievo a chi soffre.

Apre un doposcuola per i bimbi di Fegino

Di Danilo D’Anna, su Il Secolo XIX il 01/11/2020

La rimonta del Covid ostacola la scuola, i ragazzi e le famiglie. Diventa sempre più difficile realizzare una didattica utile, a misura di bambino. Mancano spazi, tecnologie, persino le presenze umane. Così la Fondazione Specchio d’Italia (nata per volere della fondazione torinese Specchio dei tempi) ha pensato d’intervenire anche a Genova, dopo Torino e Roma, per realizzare un progetto, avviato ieri, che è di aiuto compiti e doposcuola, ma che vuole anche essere una concreta e fattiva presenza accanto ai giovani studenti, ora più che mai soli.

L’iniziativa è stata sviluppata con la collaborazione del Ceis Genova (Fondazione Centro di Solidarietà Bianca Costa Bozzo) che ha scelto di operare, con Specchio d’Italia che finanzia il progetto, nella zona di Fegino, all’interno del Municipio V Valpolcevera. L’obiettivo principale del progetto è sostenere e supportare le famiglie in questo delicato momento storico-sociale, su aspetti concreti e quotidiani.

L’esperienza della Fondazione Specchio dei tempi sui territori della città metropolitana di Torino e nel quartiere Bastogi di Roma favorisce e sostiene un lavoro analogo e replicabile sull’area genovese. L’impegno didattico verso i bambini sarà il punto di partenza per una serie di attività intergenerazionali di promozione del benessere, quale monitoraggio dei bisogni delle famiglie e dell’intero territorio. I locali individuati per le attività del progetto sono quelli dell’oratorio della Chiesa di Sant’Ambrogio di Fegino. Le aule sono pienamente agibili, consentono l’opportuno distanziamento interpersonale alla luce delle misure di contrasto e contenimento all’epidemia da Covid-19. Le attività sono partite con la mappatura degli enti e delle associazioni del territorio, alle quali è stato illustrato il progetto, recependone i consigli. E sono seguite con il coinvolgimento di dirigenti scolastici e docenti per il confronto sui programmi scolastici e le situazioni di maggiore fragilità.

Il crollo del Ponte Morandi prima e la pandemia di Covid-19 poi, hanno messo in grossa difficoltà Fegino. Un quartiere che fino a qualche anno fa ospitava importanti attività produttive e che adesso ha bisogno di essere sostenuto per non perdere terreno rispetto al resto della città. Il progetto di Specchio d’Italia è quello che serviva al territorio, quello di cui cera bisogno: l’impegno della fondazione è stato apprezzato soprattutto dal mondo scolastico che, sentendosi coinvolto, ha partecipato attivamente al progetto, spiegando quali erano le necessità più urgenti da soddisfare. Ed è stato deciso di puntare sul dopo lezioni, per fornire gli strumenti necessari a implementare quello che in questi mesi è venuto a mancare con le lezioni a distanza. Anche a chi non ha gli strumenti. Insomma, verranno aiutati bambini e ragazzi che hanno bisogno di non essere lasciati soli dopo due anni difficili. E che lo scoppio dei contagi stanno rendendo ancora più complicati. Non mancavano le strutture, ma mancavano le risorse per poterle mettere a norma. Questo è stato fatto coinvolgendo la chiesa di Sant’Ambrogio, chiudendo il cerchio di una iniziativa che abbraccia tutto il quartiere.

Ieri pomeriggio è anche partito il supporto scolastico vero e proprio per bambini e ragazzi di età compresa tra i 6 e i 14 anni, con l’affiancamento individuale e di gruppo per l’esecuzione dei compiti ed il supporto formativo di bambini e ragazzi della scuola del primo e secondo ciclo. Da novembre partiranno anche i laboratori di rinforzo all’attività di supporto scolastico con l’organizzazione di laboratori tematici per il rinforzo agli apprendimenti logico-matematici e linguistici e alle competenze trasversali.

Ma come detto, è soltanto un primo passo. Il piano della Fondazione Specchio d’Italia è intergenerazionale e quindi non toccherà soltanto i giovani. Particolare attenzione verrà riservata agli anziani, iniziative sono già allo studio per creare punti di aggregazione e per dare nuova linfa a un quartiere che in questo modo si sente meno solo. Fegino da qui può pensare di lasciarsi alle spalle questi due anni e più di fatica.

Una raccolta fondi per le bimbe dello Sri Lanka

di Angelo Conti, da specchiodeitempi.org

La Fondazione La Stampa – Specchio dei tempi da 8 anni assiste, nel villaggio di case famiglia che ha costruito ad Ibbawala nel sud dello Sri Lanka, un gruppo di bambine (attualmente una ventina) vittime di violenze od abbandoni. Queste ragazzine, allontanate dalle famiglie di origine su disposizione dei magistrati cingalesi, vengono assistite in ogni loro necessità: vitto, alloggio, scuola, attività educative, laboratori. E, per le più grandi, anche avviamento al lavoro. La più piccola ospite ha 5 anni, la più anziana 15. L’età media è di 11 anni.

Specchio dei tempi e Specchio d’Italia devono ora realizzare i nuovi servizi igienici nella più grande delle case famiglia per consentire alle bambine una più corretta igiene. Il costo dell’intervento è stimato in 6.000 euro. La costruzione dei nuovi servizi igienici avverrà entro la fine del 2020, sfruttando un progetto esecutivo già approvato. Verrà utilizzata un’impresa locale e la durata dei lavori è stimata in circa 25 giorni. Per sostenere il progetto, Specchio ha lanciato una raccolta fondi sulla piattaforma produzionidalbasso.com.

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Sri Lanka, quasi pronti i nuovi servizi per la scuola di Negombo

Di Angelo Conti, da specchiodeitempi.org

In Sri Lanka, Specchio dei tempi è attivo su diversi fronti: dopo aver donato un centinaio di barche da pesca, costruito tre scuole ed il Villaggio di Ibbawale (tutti interventi del dopo tsunami), la fondazione torinese continua a sostenere l’attività del Villaggio (dove sono ospitate una ventina di bambine vittime di violenze od abbandoni) ed ha iniziato ad occuparsi anche dell’Orphanage di Matara (14 bambini raccolti in strada) e di due scuole di Negombo. Quella primaria statale “Dundalpityya” e quella salesiana “Don Bosco”. Proprio in questa ultima struttura (frequentata da 500 bambini, dell’asilo e della scuola elementare) stiamo completando la costruzione dei nuovi servizi igienici. Grazie a don Fernando Jesudas, salesiano cingalese che ha studiato a Torino, per le fotografie e per la collaborazione.

Sri Lanka, ancora con i bimbi di Negombo dopo gli attentati di un anno fa

Di Angelo Conti

Molti l’hanno già dimenticato, ma un anno fa, nel giorno di Pasqua, a Negombo, nello Sri Lanka centrale, due chiese cattoliche sono state attaccate da estremisti islamici che hanno ucciso oltre 200 persone. La tragedia di questa piccola enclave cristiana, in un paese a forte prevalenza buddhista e con una importante componente islamica, è stata presto dimenticata. D’altronde è un’area povera, con scarso appeal turistico, abitata prevalentemente da pescatori… Specchio dei tempi ha invece deciso di lavorare qui, cercando di far dimenticare in fretta, ai bambini delle scuole, quel tremendo trauma. In quegli attentati molti di questi bimbi hanno perso nonni, zii, cugini, persino genitori.

E così nella public junior school Dundalpitiya e nella vicina preschool dei padri salesiani abbiamo portato conforto ed aiuto. Soprattutto nella poverissima scuola primaria, a cui – con un intervento sostanzialmente modesto – stiamo davvero cambiando volto. Perché, per noi di Specchio, i bambini difficoltà, soprattutto quelli di un’area povera come questa, vanno aiutati sempre. Soprattutto quando gli altri, in questo caso i grandi attori della cosiddetta “comunità internazionale”, dimenticano troppo in fretta.

Cinque nuove aule per la scuola in Rwanda

Angelo Conti, da specchiodeitempi.org

Nella scuola elementare di Nganzo, in Ruanda, studiano 940 bambini. Ma le aule sono poche e così capita di trovare classi con 50 allievi… Decisamente troppi. Si è cercato di rimediare con doppi turni, peraltro resi difficili dalle lunghe distanze che spesso i bambini devono coprire per raggiungere la scuola. Il direttore, che è in stretto contatto con la torinese Anna Maria Zavagni che opera laggiù, ci ha chiesto di dare una mano a costruire 5 nuove aule e poi di arredarle con banchi e semplici arredi. Specchio dei tempi ha immediatamente dato la sua disponibilità. Una parte della risorse servirà anche a dotare la scuola di una efficiente piccola biblioteca.


Specchio dei tempi opera a Nganzo da due anni. Ha già sostenuto le spese per la costruzione del campo sportivo. ha supportato la nascita di bagni per le ragazzine della scuola, ha sostenuto le spese mediche per la cura di una bambina colpita da un tumore. Ora le nuove aule e la biblioteca. E a fine gennaio saremo là, a seguire il cantiere.

 

La scuola di Negombo entra nel network “Connettiamo i bambini del mondo”

Angelo Conti, da specchiodeitempi.org

La Dungalpitya Public School di Negombo entra nel network di “Connettiamo i bambini del mondo” di Specchio dei tempi. Questa settimana abbiamo consegnato un pc “rugged” al dirigente scolastico e ad Helen Nisha, la docente responsabile di progetto della Dungalpitya School di Negombo in Sri Lanka.

Presto i primi collegamenti con Arquata del Tronto, Torino e Tochimilco in Messico. Tutte le “scuole di Specchio dei tempi” in rete, per aiutare i nostri bambini a guardare lontano.

 

Le nostre bimbe cingalesi in gita ai templi del nord Sri Lanka

Angelo Conti, da specchiodeitempi.org

Siamo stati contenti, quest’anno, di offrire un momento di svago a 25 bambine ospitate nel villaggio di Specchio dei tempi ad Ibbawale in Sri Lanka. Sono bambine che hanno un passato molto difficile alle spalle, che i tribunali cingalesi hanno affidato ai monaci buddhisti ed a noi. A queste bimbe Specchio dei tempi garantisce (facendosene completamente carico) un tetto, il cibo, la scuola, mille attenzioni ed anche un futuro.

Ci è sembrato bello autorizzarle a compiere una gita, l’unica che effettuano ogni anno fuori dal villaggio. In cambio ci hanno mandato le foto di questa giornata di gioia, che condividiamo con voi.

La nostra scuola messicana compie oggi un anno

Angelo Conti, da specchiodeitempi.org

Prima candelina, stamane, per la scuola messicana di Specchio. La scuola primaria (in Messico sono 7 classi) di Santa Catalina di Tochimilco ospita, proprio in questi giorni, la ripresa dell’attività dopo la pausa estiva. Siamo orgogliosi e fieri di questa struttura, frequentata da un centinaio di bambini figli di poveri campesinos, ricostruita dopo il terremoto di 3 anni fa proprio sotto il vulcano (attivissimo) Popocatetl, a circa 100 chilometri da Puebla. La scuola è stata recentemente cablata a spese di Specchio, con un intervento d’intesa con l’Università Buap, e fra poche settimane porteremo lì anche uno stabile segnale, per permettere ai ragazzi messicani di connettersi con il mondo e, nell’ambito del progetto “Connettiamo i bambini”, anche con altre scuola ricostruite da Specchio o dalla nostra fondazione aiutate a realizzare progetti informatici.
Quella di Tochimilco è una delle 26 scuole ricostruite da Specchio dei tempi nel mondo.

 

Sri Lanka, siamo vicini ai bambini

Articolo di Angelo Conti

Sono due gli interventi in corso in Sri Lanka.
Qui Specchio dei tempi, che dopo lo tsunami del 2004 ha ricostruito tre scuole ed un villaggio di case famiglia, è attivo da una decina di anni nel completo sostegno economico al Villaggio delle bambine di Ibbawale (dove vengono soccorse ed assistite bimbe dai 5 anni, vittime di abusi ed abbandoni).


Dopo gli attentati della scorsa Pasqua Specchio ha avviato anche un programma di sostegno ai bambini provenienti dalle famiglie e dalle comunità colpite dagli attentati dei terroristi islamici, che hanno visto morire quasi 300 persone. A Negombo sosteniamo l’attività di un asilo e di una scuola cristiana.