Digitali e uguali

Avere un computer significa avere una possibilità: la possibilità di costruirsi un futuro. In Italia oltre il 30% delle famiglie non ha un pc o un tablet: stiamo lasciando indietro più di 850.000 studenti. Bambini e bambine che vogliamo aiutare con il progetto Digitali e Uguali, una grande raccolta fondi per donare agli studenti i computer portatili di cui hanno bisogno. Strumenti che non li accompagneranno solo in questi mesi di didattica a distanza, ma in tutto il loro cammino scolastico e formativo.

Lanciata da YOOX insieme alle testate del Gruppo Gedi, alla Fondazione Specchio d’Italia Onlus e alla Fondazione Golinelli, l’iniziativa ha l’obiettivo di ridurre le diseguaglianze e fornire aiuti concreti alle nuove generazioni. Il ritardo sulla digitalizzazione posiziona infatti l’Italia al 25° posto su 27 Paesi membri dell’UE per competitività e sviluppo tecnologico. E migliaia di ragazzi, a causa di questo gap, rischiano di non poter accedere a opportunità professionali in cui le competenze digitali sono requisiti fondamentali.

Tutti possono sostenere Digitali e Uguali e contribuire ad acquistare i laptop che tramite le scuole arriveranno agli allievi più bisognosi. Li distribuiremo nelle prossime settimane e racconteremo ogni fase del progetto, dalla raccolta delle richieste (info qui) fino alla consegna negli istituti.

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Adotta un bimbo

Dal 2019 siamo presenti in Ruanda, con un progetto avviato da Specchio dei tempi per i bambini di Nganzo, che ora portiamo avanti insieme ai donatori di Specchio d’Italia. In questo villaggio abbiamo imparato a conoscere i problemi delle scuole ruandesi: qui le classi hanno in media 65 allievi. Qui solo il 65% degli studenti porta a termine la scuola (dati 2016, fonte Unicef). Qui migliaia di ragazzi si perdono: le lezioni sono troppo costose, le aule difficili da raggiungere. E le famiglie sempre più povere.

Il Covid ha peggiorato tutto, così la nostra referente in Ruanda Annamaria Zavagni Bergoglio e il responsabile delle scuole cattoliche della CEI ruandese, Padre Lambert Dusingizimana, ci hanno chiesto aiuto. Per molti bambini della provincia orientale la frequenza scolastica è resa sempre più irregolare a causa della pandemia di Coronavirus, della malaria e delle infezioni intestinali. Ed è sempre stata limitata durante la stagione delle piogge, quando muoversi, in questi territori, diventa quasi impossibile.

Per permettere ai bimbi di non interrompere gli studi, gli istituti sono dotati di foresterie, dove i piccoli vivono lontani dai genitori, ma vicini a banchi e lavagne. L’ospitalità in queste strutture fa raddoppiare i costi per le famiglie: se per un anno di retta scolastica ci vogliono 150 euro, quando si aggiunge il collegio ne servono 300. Cifre enormi per chi non ha nulla.

E poi ci sono i bimbi che dal collegio non escono più: i bimbi sordomuti, che alla fine del trimestre nessuno viene a prendere. Di loro (e di tanti altri ragazzini bisognosi, con o senza disabilità), si occupano le suore missionarie che gestiscono gran parte delle scuole della zona, tra Kicukiro, Nyamirambo, Rulindo, Kigali, Musanze e Nyarugenge. A ognuno di questi scolari Specchio d’Italia sarà accanto nei prossimi mesi. Vogliamo aiutarli a diventare grandi, sostenendoli con interventi concreti e con la nostra amicizia. Tutti possono “adottarli”, finanziandone gli studi e donando loro la possibilità di un futuro migliore.

Forza Nonni!

Un assegno per pagare le bollette più urgenti, una spesa per riempire il frigo rimasto vuoto, un aiuto nelle pulizie per chi è rimasto solo e non ce la fa più. “Forza nonni!” è un progetto nato dopo lo scoppio della pandemia. Quando ci si è improvvisamente resi conto che i più anziani erano diventati molto più fragili, e non soltanto – purtroppo – perché morivano. La loro vita si era improvvisamente complicata e tutto era diventato più difficile: dal ritirare un farmaco sino a mantenere un minimo di relazioni umane con i figli ed i nipoti.

Solitudini profonde, percorse dalla paura ma anche dalla disperazione. Così ci siamo messi in moto e abbiamo individuato gli “over 80” più fragili di Milano, Roma, Bari e Genova, verificando in modo puntuale ogni singola situazione, e controllando i modelli Isee. Un’esperienza già avviata negli scorsi mesi in Piemonte da Specchio dei tempi, che ora la fondazione Specchio d’Italia replica in altre quattro regioni.

Per sostenere i nostri anziani abbiamo avviato un programma di assistenza che prevede, per ogni beneficiario, tre diversi aiuti: la consegna delle Tredicesime dell’Amicizia (il sussidio da 300 euro che ogni Natale, dal 1976, offriamo a migliaia di anziani); la donazione di due spese al mese lasciate sullo zerbino in sicurezza; la assistenza per quattro ore al mese di una collaboratrice domestica. Ma anche una costante presenza telefonica con momenti di condivisione e, all’occorrenza, pure un supporto psicologico. Tutti modi per dire “Forza nonni: non siete soli!”. 

Tredicesime dell’Amicizia

Franco, che a 76 anni vive al dormitorio e sogna un appartamento. Luigina, che non può camminare ed è bloccata in casa in un eterno lockdown. Antonio, che mostra le bollette in sospeso e spiega perché non ce la può fare: la pensione è troppo bassa, le spese troppo alte. Nessuno può dargli una mano. E il Covid lo ha reso ancora più solo.

Gli anziani delle Tredicesime dell’Amicizia hanno gli stessi occhi dei nostri padri e dei nostri nonni. Ma hanno alle spalle storie così: famiglie normali distrutte da disgrazie, licenziamenti o liti. Ferite profondissime, conti in rosso, la povertà all’improvviso e quella di chi da sempre si trascina. Sono anziani fragili, che con l’emergenza sanitaria sono ancora più a rischio. Si stanno ammalando e sono stati dimenticati. Per questo vogliamo abbracciarli nell’unico modo possibile, con un aiuto concreto. Quello che dal 1976 offriamo a migliaia di Franco, Luigina e Antonio. Un assegno che serve per pagare il riscaldamento e l’affitto. Un regalo che dà speranza in queste settimane di paura.

In 45 edizioni dello storico progetto lanciato da Specchio dei tempi in Piemonte, abbiamo consegnato 70 mila sussidi, per un totale di 28,5 milioni di euro. Grazie a Specchio d’Italia, per la prima volta, portiamo l’iniziativa in altre cinque regioni: da Milano a Bari, passando per Genova, Roma, Bari e Sassari. Il meccanismo è ovunque lo stesso. Abbiamo raccolto decine di richieste (tutti possono presentarne una, compilando il modulo qui). Ogni anziano coinvolto nel progetto riceve un assegno di 300 euro. E ogni offerta che ci viene affidata si trasforma immediatamente in un aiuto concreto. Più fondi raccogliamo, più nonni abbracciamo.

Cliniche mobili a Kawthaung

Il Myanmar (Birmania) è uno dei paesi più poveri del pianeta. Nella zona sud del paese, a Kawthaung, in un’area flagellata da malaria e dengue, oltre che dalla tratta di prostituzione minorile, dall’A.I.D.S. e dal mercato illegale della droga, svolgiamo da quattro anni un progetto sanitario. Abbiamo cominciato nel 2016 con la fondazione Specchio dei tempi, e oggi il progetto è sostenuto anche da Specchio d’Italia. Sul territorio viene sviluppato ogni giorno da Medacross, una onlus di cui siamo i principali finanziatori. 

Lavoriamo attualmente con due obiettivi. Il primo è quello di garantire la quotidiana attività di un ambulatorio medico gratuito a Kawthaung, città al confine con la Thailandia, dove i servizi sanitari sono del tutto inadeguati e la popolazione è costretta a cercare cure a pagamento, senza potersele permettere. Nella nostra Basic Health Clinic abbiamo in cura 4000 pazienti e operiamo una media di 50 visite al giorno. Il secondo obiettivo è un’attività di cliniche mobili: utilizziamo fuoristrada e barche con a bordo un medico e due infermieri, per raggiungere i villaggi più sperduti. Sono oltre venti quelli dove riusciamo ad arrivare, in un raggio di 150 chilometri. Portiamo cure a migliaia di persone, in particolare bambini affetti da malnutrizione e problemi respiratori.

Abbiamo promosso anche diverse missioni di medici italiani in Birmania per formare il personale locale. In particolare, insieme a Medacross stiamo ora potenziando l’Aung Bar Station Hospital, un piccolo ospedale rurale: vogliamo migliorarne i servizi e l’approvvigionamento di medicinali in modo da coprire il fabbisogno sanitario della popolazione che vive e lavora nell’area e che al momento è costretta a percorrere 80 chilometri per raggiungere Kawthaung. Nei prossimi mesi continueremo a dare speranza a un paese straziato dalle recenti tensioni politiche che potrebbero portare ad un ulteriore impoverimento.

 

Villaggio delle bambine

In Sri Lanka, nell’entroterra di Matara, a circa 12 chilometri dalla costa, abbiamo costruito un villaggio, subito dopo lo tsunami del 2004. Cinque case famiglia, un medical center, la casetta degli uffici: inizialmente servì per dare assistenza a chi, nel maremoto, aveva subito gravi traumi e fratture. Ma dopo qualche anno queste esigenza venne a mancare e, d’accordo con il governo cingalese e con il Tribunale di Matara, decidemmo di convertire le strutture in centro di accoglienza per bambine sfortunate. Così, da oltre otto anni, ospitiamo queste piccole che hanno vissuto sulla propria pelle l’abuso e l’abbandono.   

È il nostro impegno contro la violenza sulle donne: un progetto concreto di cui ci occupiamo quotidianamente, non soltanto nel giorno delle “scarpette rosse”. Un progetto avviato da Specchio dei tempi e sostenuto da Specchio d’Italia, unico nel nostro Paese: è stato raccontato anche dal Kilimangiaro di Rai3 e la nostra fondazione vuole farlo conoscere in tutta Italia. 

Oggi le bimbe sono una ventina, divise nelle case famiglia che stiamo ammodernando. Nel villaggio hanno spazi per giocare e per studiare e ogni mattina le portiamo a lezione con il nostro scuolabus. Sosteniamo interamente il peso economico dell’iniziativa che, nella pratica, è realizzata dai monaci buddhisti della Oba Mama Association, guidata dal reverendo Ratanasare, il capo spirituale del sud dello Sri Lanka.

Dal 2017 sosteniamo anche l’Orphanage di Matara. Cioè un orfanotrofio gestito dai monaci buddisti su mandato del tribunale. Attualmente ospita 13 ragazzi, più della metà dei quali sotto i 6 anni: dal bimbo che ha perso entrambi i genitori colpiti da un cancro, a quello che i genitori non li ha mai avuti, a quello che è stato abbandonato in ospedale dalla famiglia soltanto perché malato. Poi ci sono i “bambini di strada” a cui è stato dato un tetto. Non potevamo, e non possiamo, lasciarli soli.

Terremoto in Centro Italia

Dopo il terremoto del 24 agosto 2016 in Centro Italia siamo stati subito operativi, prima con la fondazione Specchio dei tempi e ora con Specchio d’Italia. Abbiamo scelto Arquata del Tronto, il centro marchigiano più colpito, con 51 morti e devastazioni immani. Il lavoro è stato intenso, in perfetta intesa con l’amministrazione comunale e con la gente del posto con cui è nato un legame fatto di fiducia e di speranza.

Così la nostra nuova ecoscuola antisismica di Arquata ha aperto il 15 settembre 2017: si estende su una superficie di 1000 mq ed ospita materna, elementari e medie. E’ stata realizzata dalla Wolf Haus di Vipiteno, azienda leader nel settore. Pensata per garantire il massimo risparmio energetico ed il minor impatto ambientale, dispone, oltre che di aule, uffici e servizi, anche di una sala informatica, di una cucina industriale e di una mensa. Ogni classe è cablata e dotata di lavagna touch-screen. La struttura è coperta da una garanzia di 50 anni e ha un valore di 2,6 milioni di euro a cui vanno aggiunti i costi di urbanizzazione dell’area. 

Una volta completata la scuola, abbiamo realizzato una palestra proprio accanto, che è stata inaugurata a settembre 2018. È costruita con materiali testati in una “disaster room” che riproduce i più violenti terremoti mai registrati. Si tratta di uno spazio di circa 500 mq, dotato di campo regolamentare di basket e pallavolo, servizi e spogliatoi.

A contribuire sono stati oltre 16 mila donatori da tutto il mondo, ma anche aziende come Reale Foundation e Mail Boxes Etc. In totale sono stati raccolti circa 3,7 milioni di euro. E il nostro impegno per la ricostruzione continua: con un bando finanziato da Reale Immobili S.p.a. e destinato ai piccoli imprenditori, per far rinascere l’economia locale. E con piccoli aiuti concreti per la popolazione, come gli assegni per i nuovi nati: 2000 euro per ogni bimbo.

Doposcuola a Bastogi

Nell’ex residence Bastogi, che ufficialmente non ha nemmeno la destinazione d’uso abitativa, vivono 2000 persone: famiglie principalmente italiane in condizione di fragilità e difficoltà economica. Si stima che in queste palazzine della periferia romana crescano almeno 300 bambini e adolescenti, molti dei quali non sono mai andati a lezioneIn mezzo a queste case stiamo affrontando la nostra sfida più complicata: la lotta alla dispersione scolastica, alla micro e baby criminalità. Povertà, disagio sociale, abusivismo, violazione degli obblighi scolastici sono gli avversari da battere per dare a decine di bimbi un futuro più sereno, nella legalità.

Per essere vicini a questi ragazzi, durante l’Emergenza Coronavirus abbiamo distribuito 60 zainetti con prodotti di cancelleria e libri da leggere. Poi abbiamo ottenuto e realizzato un’aula per ospitare quattro pomeriggi di aiuto compiti a settimana. E l’abbiamo anche arredata secondo le più recenti norme anti-contagio. Il progetto è partito nella primavera 2020, con la preziosa logistica dell’associazione romana Amici dei Bimbi Onlus di Stefano Santini. E comincia a dare importanti risultati di inclusione. Sempre nell’area Bastogi stiamo sostenendo gli anziani in difficoltà con le Tredicesime dell’Amicizia, storica iniziativa con cui da 45 anni aiutiamo i nonni più soli e più poveri. Ognuno riceve un assegno da 300 euro e tutti possono fare richiesta compilando il modulo disponibile qui.

Contemporaneamente all’intervento a Bastogi sono stati finanziati altri due progetti romani: un’attività di pet therapy a favore dei bambini disabili delle scuole primarie (con Antas Onlus) ed un programma di donazione di parrucche alle donne costrette alla chemioterapia nell’Ospedale di Tor Vergata (con l’Arcobaleno della Speranza Onlus).

Scuola di Negombo

Siamo vicini allo Sri Lanka da oltre 15 anni, con il progetto del Villaggio di Ibbawale. E abbiamo voluto esserlo anche dopo la spaventosa serie di attentati che hanno devastato il paese a Pasqua 2019. Quel giorno, infatti, abbiamo immediatamente aperto una raccolta tra i donatori di Specchio dei tempi, la fondazione piemontese di cui oggi portiamo avanti l’operato in tutto il mondo.

Volevamo aiutare gli orfani e le famiglie colpite da quella inaudita violenza, così abbiamo iniziato ad operare per portare ai più poveri fra i colpiti, insieme ad un aiuto concreto, anche un segnale di amicizia: l’amicizia di un paese lontano come l’Italia, che sa però condividere questi immensi drammi.

Da allora lavoriamo a Negombo, nello Sri Lanka centrale, dove due chiese cattoliche erano state attaccate da estremisti islamici che hanno ucciso oltre 200 persone. La tragedia di questa piccola enclave cristiana, in un paese a forte prevalenza buddhista e con una importante componente islamica, è stata presto dimenticata.

Si tratta infatti di un’area povera, con scarso appeal turistico, abitata prevalentemente da pescatori: abbiamo deciso di impegnarci qui, cercando di far dimenticare in fretta, ai bambini delle scuole, quel tremendo trauma. In quegli attentati molti di questi bimbi hanno perso nonni, zii, cugini, persino genitori. E così nella public junior school Dundalpitiya e nella vicina preschool dei salesiani abbiamo portato conforto ed aiuto. Soprattutto nella poverissima scuola primaria, a cui stiamo davvero cambiando volto, con aule rinnovate e nuovi spazi gioco.

Perché, per noi, i bambini difficoltà, soprattutto quelli di un’area povera come questa, vanno aiutati sempre. Soprattutto quando gli altri, in questo caso i grandi attori della cosiddetta “comunità internazionale”, dimenticano troppo in fretta.

Terremoto del Messico

Dopo il sisma che ha colpito il Messico nel 2017, provocando oltre 360 morti, molti dei quali bimbi che si trovavano in edifici scolastici fatiscenti, abbiamo ricostruito la scuola di Santa Catalina di Tochimilco. Un piccolo centro abitato da un migliaio di poveri campesinos, a 2500 metri di altezza, sulle pendici dell’attivissimo vulcano Popocatepetl, a circa 100 chilometri da Puebla ed a 200 da Città del Messico. L’abbiamo inaugurata a undici mesi dal terremoto: è stata realizzata in tempi record grazie alla generosità dei donatori di Specchio dei tempi, la fondazione piemontese specializzata nelle emergenze di cui oggi portiamo avanti l’operato in tutto il mondo.

Santa Catalina Cuilotepec è una frazione sperduta, raggiungibile solo seguendo una viabilità tortuosa ed in più devastata dalle scosse. Nessun segnale, né telefonico né televisivo, niente Internet. Il paese (500 abitanti nel centro, qualche centinaio sparsi per le campagne, agricoltori e piccoli allevatori) è disteso su un altipiano che sale lentamente da 2500 a 3450 metri. La scuola è frequentata da un centinaio di studenti, fra i 6 ed i 13 anni, ed è composta da due diversi edifici, ad un piano.

Il primo ha goduto di una radicale ristrutturazione, oltre che di un consolidamento antisismico. Il secondo edificio, il più grande, del tutto irrecuperabile, è stato prima demolito e poi ricostruito. L’intervento ha avuto come partner tecnico l’Università BUAP di Puebla. La tempistica del cantiere è stata puntualmente rispettata e ad agosto 2018 si è tenuto il taglio del nastro: una lunga festa popolare, in un mare di musica, riconoscenza e gioia.

Da allora siamo sempre in contatto con questa scuola, che abbiamo inserito in un progetto che consente agli allievi dei 26 istituti ricostruiti da Specchio di conoscersi e confrontarsi online. Abbattendo distanze e confini, diventando così piccoli cittadini del mondo.

Scuola di Nganzo

Nganzo è un piccolo villaggio rurale del nord del Ruanda, nella zona dei vulcani del distretto di Rwankuba, uno dei più poveri del paese. La zona è spesso isolata a causa delle forti piogge che bloccano l’unica via di accesso. 

Nel villaggio sono presenti due scuole statali, una materna e una primaria, frequentate da 744 bambini (132 bambini di scuola materna e 612 di scuola primaria). La struttura si compone di 12 classi che versano in condizioni fatiscenti. La frequenza non è purtroppo sempre regolare a causa della malaria e delle infezioni intestinali. Negli ultimi anni gli edifici, in condizioni fatiscenti e senza attrezzature adatte, sono stati ristrutturati: in particolare sono stati ricostruiti i tetti e i pavimenti, ampliate le finestre per migliorare la luminosità, ripristinati i servizi igienici, forniti nuovi banchi per le 12 aule e kit scolastici per i giovani studenti.

Negli scorsi mesi abbiamo reso agibile l’ampio cortile circostante e realizzato un campo sportivo per pallavolo e basket. Il terreno è stato dissodato e livellato, ricoperto con cemento, sono stati predisposti i campi sportivi e collocati giochi ed elementi di arredo. I piccoli alunni possono così avere uno spazio sicuro adatto al gioco e alla socializzazione.

Questi primi interventi sono stati finanziati dai donatori di Specchio dei tempi, la fondazione piemontese di cui portiamo avanti i progetti in tutto il mondo. Il prossimo obiettivo è migliorare le dotazioni sanitarie delle scuole, oggi ancora molto precarie. E poi aiutare in modo speciale bambini come Lambertine, che vive a Kicukiro con la mamma e i quattro fratelli, ed è stata sottoposta ad un’operazione per la rimozione di un tumore, fra occhio ed orecchio. Abbiamo già provveduto ad un immediato intervento economico, ma si tratterà ora di seguirla per cercare di offrirle le migliori cure possibili, in un paese molto difficile.

Scuola Bottega

“Scuola Bottega” è uno storico programma di scuola-lavoro per il recupero della licenza media, avviato 16 anni fa a Milano dalla Cooperativa La Strada e finanziato ora da Specchio d’Italia. L’obiettivo del progetto è recuperare ragazze e ragazzi a forte rischio di dispersione scolastica, contrastando l’abbandono degli studi e accompagnando i giovani alla licenza media. Il percorso didattico ha la durata di un anno e comprende anche esperienze di approccio al mondo del lavoro e laboratori, come quello di panificazione. 

Sono coinvolti 15 alunni tra i 14 e i 17 anni, che frequentano per tutto l’anno la sede della cooperativa e vengono segnalati dalle scuole del territorio, dove restano iscritti.

Il gruppo classe non è dunque omogeneo per età e cammini personali, ma condivide le stesse forti motivazioni e l’obiettivo finale: le singole storie e le competenze di base differenti confluiscono in esperienze comuni, in una quotidianità sempre orientata alla condivisione ed al rispetto, in modalità di apprendimento attivo che ciascuno acquisisce a partire dal proprio bagaglio esperienziale. 

In questo continuo “dialogo” tra la dimensione del gruppo classe e il percorso individuale (che ciascuno verifica presso la propria scuola di provenienza), il tutor, i docenti, persino i datori di lavoro incontrati nei tirocini sono le figure adulte in grado di insegnare competenze e guidare i ragazzi per aiutarli a diventare cittadini onesti e responsabili.