Genova che riparte

Duemila euro per ogni piccola impresa che prova rialzarsi. Arriva anche a Genova il bando di Specchio d’Italia: un progetto con cui la fondazione vicina al Secolo XIX e al Gruppo Editoriale Gedi ha già abbracciato centinaia di micro-aziende in tutto il Paese. Da Palermo a Venezia passando per Bari, Sassari, Crotone e Trieste, i sussidi a fondo perduto di Specchio sono un’iniezione di speranza per le attività che più hanno sofferto a causa del Covid e della crisi economica.

Il bando Genova che riparte offre 50 aiuti da duemila euro ciascuno, coperti grazie a 100 mila euro stanziati dalla fondazione. Ma l’obiettivo è far crescere il numero degli assegni disponibili: aziende, banche e privati, tutti possono sostenere la raccolta, e dare così un supporto concreto ad artigiani, commercianti e imprenditori travolti dalla pandemia. Ogni centesimo donato servirà per aumentare i premi in palio, che verranno assegnati e pagati entro un mese dal lancio dell’iniziativa. Senza perdere tempo, senza burocrazia, come piace a Specchio.

Candidarsi per richiedere un sussidio è semplicissimo, basta cliccare qui. Possono partecipare tutte le imprese di Genova e provincia. C’è tempo dal 4 al 20 maggio. Poi in pochi giorni la giuria esaminerà le domande pervenute e sceglierà i vincitori, che saranno avvisati dal 30 maggio in avanti.

Intanto proseguono le iniziative che Specchio d’Italia ha avviato a Genova. Nella periferia di Fegino abbiamo attivato un servizio di doposcuola per i bambini più svantaggiati, e per avvicinare gli studenti alla lettura stiamo lavorando con gli audiolibri. Per dare un aiuto concreto agli anziani più bisognosi, invece, a Natale abbiamo distribuito le Tredicesime dell’Amicizia (un contributo di 300 € per le spese più urgenti) e ogni giorno portiamo avanti “Forza Nonni”: un progetto con cui offriamo spese gratuite e supporto nelle pulizie domestiche agli ultraottantenni più fragili.

Vuoi sostenerci con la tua azienda?

Per la gente dell’Ucraina

Milioni di sfollati, famiglie costrette a dividersi, bambini sconvolti dalla violenza. Città devastate e vite stravolte all’improvviso. Davanti all’orrore della guerra in Ucraina tantissimi lettori ci hanno chiesto di aiutare questa popolazione martoriata. Così nei giorni più drammatici del conflitto, abbiamo aperto una raccolta fondi. Migliaia di altre donazioni sono arrivate in poche settimane. Ecco come le stiamo utilizzando.

A Cernivci, in Ucraina, a 30 chilometri dalla Romania, abbiamo costruito il “Villaggio di Specchio d’Italia”, una tensostruttura da 1500 mq che accoglie oltre 1500 persone ogni giorno e fornisce loro pasti caldi e accoglienza. Nel villaggio ci sono ambulatori, cucine, posti letto, attività di gioco per i bimbi e un rifugio antiaereo che ci è stato messo a disposizione dall’amministrazione locale. A quasi tre mesi dall’inizio della crisi, questi progetti sono diventati indispensabili: molte famiglie, pur avendo perso tutto a causa delle bombe, non vogliono partire e allontanarsi dalla loro terra. Vanno aiutate in Ucraina, e noi ci siamo.

Nella prima fase dell’emergenza, invece, abbiamo inviato decine di navette, pullman e tir carichi di viveri, medicinali, beni di prima necessità fino ai confini polacco e rumeno. Al ritorno abbiamo accompagnato in Italia le famiglie in fuga dalla violenza e in questo modo abbiamo portato in salvo oltre 600 persone tra cui 400 bambini, e consegnato centinaia di tonnellate di aiuti umanitari. Per continuare a raccoglierne, a Bari abbiamo attivato due centri dove cittadini e imprese possono donare i beni di prima necessità che vengono consegnati direttamente dai nostri furgoni.

Alle famiglie più fragili arrivate in Italia stiamo inoltre offrendo aiuti economici immediati. A Palermo, ad esempio, abbiamo sostenuto la piccola Elisabetta, una bambina con grave disabilità atterrata in Sicilia con la sua mamma dopo lo scoppio della guerra. Come il giovane Vlad, che a 16 anni lotta contro la sclerosi multipla: lo abbiamo accompagnato nel nostro Paese e gli abbiamo donato un sussidio e un tablet.

Tutte le iniziative vengono portate avanti in sinergia con la nostra fondazione sorella Specchio dei tempi, che è stata incaricata dalla Regione Piemonte di coordinare la raccolta fondi e lo sviluppo dei progetti solidali a favore degli sfollati. Specchio dei tempi ha oltre 60 anni di esperienza nei contesti di emergenza.

Crotone che riparte

Duemila euro per ogni piccola impresa che prova rialzarsi dopo il lockdown. Arriva anche a Crotone il bando di Specchio d’Italia: un progetto con cui la fondazione vicina al Gruppo Editoriale Gedi ha già abbracciato centinaia di micro-aziende in tutto il Paese. Da Palermo a Venezia passando per Bari, Sassari e Trieste, i sussidi a fondo perduto di Specchio sono un’iniezione di speranza per le attività che più hanno sofferto a causa del Covid.

Il bando Crotone che riparte offre 50 aiuti da duemila euro ciascuno, coperti grazie a 100 mila euro stanziati dalla fondazione. Ma l’obiettivo è far crescere il numero degli assegni disponibili: aziende, banche e privati, tutti possono sostenere la raccolta, e dare così un supporto concreto ad artigiani, commercianti e imprenditori travolti dalla pandemia. Ogni centesimo donato servirà per aumentare i premi in palio, che verranno assegnati e pagati entro un mese dal lancio dell’iniziativa. Senza perdere tempo, senza burocrazia, come piace a Specchio.

Candidarsi per richiedere un sussidio è semplicissimo, basta cliccare qui. Possono partecipare tutte le imprese di Crotone e provincia. C’è tempo fino al 2 marzo. Poi in pochi giorni la giuria esaminerà le domande pervenute e sceglierà i vincitori, che saranno avvisati dall’11 marzo in avanti.

Intanto proseguono le iniziative che Specchio d’Italia ha avviato a Crotone. Per sostenere le persone con disabilità la fondazione sta donando un furgone alla cooperativa Shalom, che permetterà trasporti quotidiani e darà supporto alle famiglie. Per dare un aiuto concreto agli anziani più bisognosi, invece, a Natale abbiamo distribuito le Tredicesime dell’Amicizia, un contributo di 300 € per le spese più urgenti, che offriamo ai nonni bisognosi in tutta Italia.

Vuoi sostenerci con la tua azienda?

Forza Nonni!

Un assegno per pagare le bollette più urgenti, una spesa per riempire il frigo rimasto vuoto, un aiuto nelle pulizie per chi è solo e non ce la fa più. “Forza Nonni!” è un progetto nato dopo lo scoppio della pandemia. Quando ci si è improvvisamente resi conto che i più anziani erano diventati molto più fragili, e non soltanto – purtroppo – perché morivano. La loro vita si era improvvisamente complicata e tutto era diventato più difficile: dal ritirare un farmaco sino a mantenere un minimo di relazioni umane con i figli ed i nipoti.

Solitudini profonde, percorse dalla paura ma anche dalla disperazione. Così ci siamo messi in moto e abbiamo individuato gli over 80 più fragili di Milano, Roma, Bari, Palermo, Trieste e Genova. Anziani come Maria, rimasta sola dopo sei figli, in una casa fredda: non può permettersi di pagare il riscaldamento, e deve sempre indossare un cappello e una coperta per ripararsi dal gelo. Anziani come Rosalia, che dopo una vita spesa per assistere gli anziani, ora chiede aiuto: ha la schiena distrutta dal lavoro, fatica a muoversi, da cinque anni non esce più. E non ha nessuno accanto.

Di ognuno dei nostri nonni conosciamo la storia: li incontriamo, verifichiamo ogni situazione, controlliamo i modelli Isee. Un’esperienza già avviata negli scorsi mesi in Piemonte da Specchio dei tempi, che ora la fondazione Specchio d’Italia replica nel resto del Paese.

Il progetto prevede, per ogni beneficiario, tre diversi aiuti: la consegna delle Tredicesime dell’Amicizia (il sussidio da 300 euro che ogni Natale, dal 1976, offriamo a migliaia di anziani); la donazione di due spese al mese lasciate sullo zerbino in sicurezza; la assistenza per quattro ore al mese di una collaboratrice domestica. Ma anche una costante presenza telefonica con momenti di condivisione e, all’occorrenza, pure un supporto psicologico. Tutti modi per dire “Forza nonni: non siete soli!”. 

Tredicesime dell’Amicizia

Maria, che a 87 anni può permettersi di accendere il riscaldamento solo un’ora al giorno. Nessuno la aiuta: aveva un marito violento e i suoi figli, travolti da droga e alcool, non ci sono più. Joseph, che ha perso ogni risparmio per scelte professionali sbagliate. E ora si trascina da una giornata all’altra: le gambe fanno male, il tempo non passa mai, le spese si moltiplicano. Ma la pensione è sempre la stessa: troppo bassa.

Gli anziani che sosteniamo con le Tredicesime dell’Amicizia sono fragili e sfortunati, come Joseph e Maria. La vita li ha messi in ginocchio e sono rimasti soli, con gli incubi di notte e il conto in rosso. Abitano nelle periferie più povere d’Italia, a Bari, Crotone, Roma e Palermo. Ma anche nel cuore di Sassari e Trieste, e accanto agli uffici e ai grattacieli di Milano. Non hanno più parenti oppure hanno famiglie così: divise da decenni, distrutte da disgrazie improvvise, angosciate da una povertà quotidiana. Per Natale vogliamo offrire loro la nostra Tredicesima, cioè un contributo di 300 euro, per pagare il riscaldamento e le spese più urgenti. Un regalo che dà speranza. L’unico regalo che riceveranno questi nonni dimenticati da tutti.

Le Tredicesime dell’Amicizia sono nate a Torino nel 1976 e da allora si ripetono puntuali ogni autunno. In 46 edizioni, insieme alla nostra fondazione sorella Specchio dei tempi, che opera in Piemonte, abbiamo già consegnato 76 mila sussidi, per un totale di 29,5 milioni di euro. Dal 2020 Specchio d’Italia porta l’iniziativa in altre otto regioni, grazie alla generosità dei lettori di Repubblica, Il Piccolo e La Nuova Sardegna. Il meccanismo è ovunque lo stesso. Gli anziani e gli enti che li assistono possono presentare richiesta (compilando il modulo qui). Ogni donazione che ci viene affidata diventa immediatamente un aiuto concreto. Più fondi raccogliamo, più nonni abbracciamo.

Un pulmino per Crotone

A Crotone serve un pulmino. Quello attuale, della cooperativa sociale “Shalom”, un nome scelto a fine Anni ’70 dai fondatori dell’organizzazione per ricordare, meglio e più di altri termini, la pace e l’augurio di prosperità, ha 17 anni e non ce la fa più. Trasportare disabili da e per il centro diurno del quartiere popolare di San Francesco, “è diventato un problema” racconta Renato Marino uno dei responsabili della coop attualmente formata da 5 persone attorno alle quali ruota una serie di volontari e collaboratori necessari per seguire, mediamente, 14-15 disabili. “Nella struttura che utilizziamo i posti sono 23 e prima della pandemia – racconta Marino – li impegnavamo quasi tutti”.

La cooperativa “Shalom” e la Fondazione Specchio d’Italia hanno trovato naturale collaborare in questa impresa, importante per una comunità di circa 60 mila abitanti, visto che, insieme, e per la prima volta in questo Natale, hanno portato anche nella città calabrese che si affaccia sul Mar Ionio il progetto della Tredicesima degli anziani. Iniziative raccontate e seguite anche dal giornale locale “Il Crotonese”.

Servirebbero almeno 19 mila euro – spiega Marino -. Il furgone che utilizziamo da sempre è anche sprovvisto della pedana per consentire una salita e una discesa agevoli a chi è obbligato a muoversi su una sedia a rotelle”. Il pulmino è uno strumento indispensabile per chi, ogni giorno, deve accompagnare i disabili da casa al centro diurno, ospitato in un edificio della Caritas, oppure per raggiungere i diversi centri fisioterapici della città calabrese.

La cooperativa Shalom, negli anni, s’è creata una solida competenza e svolge le sue attività in convenzione con il Comune di Crotone e partecipa a progetti nelle scuole ovviamente finalizzati all’inclusione dei disabili.

Fondo di Solidarietà

La Fondazione Specchio d’Italia nasce per rispondere alle richieste d’aiuto provenienti da diverse regioni italiane a seguito dell’emergenza sanitaria scatenata dal Covid-19. Segue il modello della Fondazione La Stampa – Specchio dei tempi, che da oltre 60 anni trasforma la generosità dei piemontesi in interventi a favore dei più deboli. 

Specchio d’Italia ha già avviato iniziative concrete in diverse regioni italiane, abbracciando le famiglie più emarginate, gli studenti più fragili, gli anziani in difficoltà e le piccole imprese travolte dalla pandemia. Lavoriamo per frenare l’abbandono scolastico, arginare il disagio sociale nelle periferie e per dare sollievo a chi soffre: malati, persone con disabilità, madri sole. Operiamo in tutto il mondo: in Sri Lanka finanziamo un villaggio di cinque case-famiglia per le bambine vittime di abusi e violenze, oltre ad un orfanotrofio per i bimbi di strada. In Somalia siamo presenti con un ospedale pediatrico con 50 posti letto. In Messico abbiamo ricostruito una scuola per i bimbi terremotati.

Ovunque, Specchio d’Italia s’impegna a dare aiuti concreti a chi ha realmente bisogno, donando speranza. Forte dell’esperienza maturata da Specchio dei tempi, la fondazione porta avanti progetti volti a contrastare vecchie e nuove povertà. Progetti resi possibili dai lettori delle testate del Gruppo Gedi e da migliaia di donatori.

Doposcuola in Lucania

Le periferie non sono solo quelle delle metropoli. Ci sono angoli d’Italia che per la loro marginalità geografica diventano periferie essi stessi e dove anche organizzare un doposcuola è impresa originale. E’ quanto sta accadendo a Sant’Arcangelo di Lucania, 7 mila abitanti, dove i ragazzini che vivono nella parte più povera del centro storico, sono finalmente seguiti da educatrici, tre, organizzate dall’Associazione Art Digital Emotion, con sede nel vicino comune di Teana, e finanziata da Specchio d’Italia.

“Senza questo aiuto non avremmo potuto fare nulla” racconta la referente del gruppo, Benedetta Cironi dal Tirolo, in Austria, dove lavora come assistente d’Italiano in un Liceo. Vi stupite? Non dovete: il presidente dell’associazione, per dire, vive a Roma. Il progetto di Sant’Arcangelo ha le sue radici in una community di Facebook nata durante il lockdown, che vedeva Benedetta Cironi tra i protagonisti. “Ero a sant’Arcangelo in quel periodo – racconta l’insegnante – ed avevo come vicino di casa un ragazzino immigrato di 10 anni che frequentava con il progetto Sprar l’ultimo anno delle elementari e non sapeva né leggere né scrivere”.

Benedetta si è rivolta a “Digitali e Uguali”, l’iniziativa portata avanti da Specchio insieme al Gruppo Gedi per donare computer agli studenti bisognosi. Benedetta ha chiesto aiuto e abbiamo risposto, contribuendo a creare un progetto estivo che ha coinvolto durante la pandemia una ventina di bambini di Sant’Arcangelo per tre mesi. Finita l’estate, l’iniziativa è stata rifinanziata, riprogrammata, ed è stato coinvolto il Comune che ha messo a disposizione i locali della biblioteca civica: gli studenti coinvolti sono saliti a 30 (elementari e medie). Le maestre da due a tre. E ora? Pur essendo al telefono, sembra di vedere il sorriso di Benedetta: “Se Sant’Arcangelo è il primo esempio di doposcuola, ora guarderemo ai comuni limitrofi: Francavilla, Villa D’Agri. Vogliamo continuare a crescere”.

Trieste che riparte

Duemila euro per ogni piccola impresa che prova rialzarsi dopo il lockdown. Arriva anche a Trieste il bando di Specchio d’Italia: un progetto con cui la fondazione dei lettori de Il Piccolo e del Gruppo Editoriale Gedi ha già abbracciato centinaia di micro-aziende in tutto il Paese. Da Sassari a Venezia passando per il Piemonte, i sussidi a fondo perduto di Specchio sono un’iniezione di speranza per le attività che più hanno sofferto a causa del Covid.

Il bando Trieste che riparte offre 50 aiuti da duemila euro ciascuno, coperti grazie a 100 mila euro stanziati dalla fondazione. Ma l’obiettivo è far crescere il numero degli assegni disponibili: aziende, banche e privati, tutti possono sostenere la raccolta, e dare così un supporto concreto ad artigiani, commercianti e imprenditori travolti dalla pandemia. Ogni centesimo donato servirà per aumentare i premi in palio, che verranno assegnati e pagati entro un mese dal lancio dell’iniziativa. Senza perdere tempo, senza burocrazia, come piace a Specchio.

Candidarsi per richiedere un sussidio è semplicissimo, basta cliccare qui. Possono partecipare tutte le imprese di Trieste e provincia. Il bando apre il 19 ottobre e c’è tempo fino al 2 novembre. Poi in pochi giorni la giuria esaminerà le domande pervenute e sceglierà i vincitori, che saranno avvisati dal 13 novembre in avanti.

Intanto proseguono le iniziative che Specchio d’Italia ha attivato in città in collaborazione con il Piccolo: i progetti a sostegno degli anziani più fragili, avviati a inizio anno. I corsi di formazione sull’informatica di base rivolti ad over 60, in partenza nelle prossime settimane. E le Tredicesime dell’Amicizia, un contributo di 300 € agli anziani poveri e soli, che verrà distribuito a Natale.

Tutti gli interventi possono essere sostenuti anche con le tradizionali Elargizioni, che Specchio d’Italia gestisce da giugno per conto del giornale, offrendo un servizio di donazione online (qui disponibile) oltre agli storici sportelli Unicredit.

Vuoi sostenerci con la tua azienda?

Terremoto di Haiti

Haiti è di nuovo in ginocchio. Nell’estate del 2021 è stata sconvolta da un altro spaventoso terremoto, dopo quello del 2010: lavoriamo sull’isola da quei giorni terribili, insieme ai padri camilliani. Non ce ne siamo mai andati e ora, in questa emergenza, non possiamo lasciare sola la nostra gente. Un popolo poverissimo, che si ritrova con centinaia di morti, migliaia di feriti, un sistema sanitario pressoché inesistente e bande armate che ostacolano i soccorsi con rapine e rapimenti. Per questo abbiamo immediatamente aperto una raccolta fondi insieme alla nostra onlus sorella Specchio dei tempi: per offrire cure e sostegni concreti a migliaia di famiglie che hanno perso tutto. Il primo container con i nostri aiuti umanitari è arrivato a Natale.

Nel 2010 intervenimmo per sostenere l’attività dell’Ospedale Saint Camille di Port Au Prince, contribuendo anche alla realizzazione di un ambulatorio a Jeremee, nella parte più meridionale dell’isola, che risulta essere oggi anche la zona più colpita dall’ultimo terremoto. “Al momento le priorità sono due – spiega padre Antonio Menegon – l’assistenza ai feriti che spesso si trovano in villaggi completamente privi di strutture mediche di base e il reperimento di alternative abitative alle case distrutte. La prima emergenza è resa più critica sia dalle strade che attraversano la tormentata e montuosa area colpita e la dalla presenza di bande di criminali che, dopo le recenti traversie politiche del paese, hanno preso forza e che compiono continuamente rapine, rapimenti e violenze. Accanto al dramma del terremoto, qui dobbiamo dunque fare i conti anche con un profondo dramma sociale”.

Padre Robert Daudier è il direttore dell’Ospedale Saint Camille: “La scossa è stata violentissima anche nella capitale, ma è nella zona di Jeremee che la situazione è davvero tragica. Di fatto, è difficile potare soccorsi via terra perché l’area di Martissant, lungo il percorso, è in mano ai banditi da mesi: sparano alle auto di passaggio, aggrediscono i passanti, rapiscono chi può pagare qualcosa, ed i bianchi sono i più a rischio. Abbiamo bisogno di aiuto per superare queste situazioni difficili, magari cercando di utilizzare anche un elicottero. La popolazione non ce la faceva già più di fronte a queste terribili condizioni socio-politiche. Ed ora è arrivato il terremoto, con centinaia e centinaia di morti, migliaia di case distrutte, decine di migliaia di famiglie in gravissima difficoltà, anche alimentare”.

*Foto Ansa / La Stampa

In aiuto del Brasile

In Italia il Covid fa meno paura, ma altrove sembra inarrestabile e compie stragi. Soprattutto nelle aree del mondo più povere, in quei paesi dove non si riesce ad opporgli adeguate campagne di vaccinazione. Come capita in Brasile, dove la pandemia ha già fatto mezzo milione di morti e dove la sua progressione è testimoniata da 100.000 contagi al giorno. Ma in molte aree rurali del Brasile, accanto al Covid si muore anche di fame, di denutrizione, in conseguenza di un’alimentazione precaria, dannosa, invalidante. E così la pandemia uccide indifferentemente giovani ed anziani, senza fare distinzioni, con crudeltà.

Specchio d’Italia ha ricevuto, in questi giorni, il disperato appello di Crateus, un centro agricolo dello stato del Ceará, in Brasile, sette ore di pullman all’interno di Fortaleza. I volontari della Caritas, che lavorano qui, sono stati molto chiari: “Covid e fame stanno trasformando la vita della gente in un inferno. Gli ospedali non ricevono più i malati e si muore in casa e persino per strada”. A mancare sono ormai le medicine, ma anche i generi alimentari. La perdita di potere di acquisto del real ha impoverito tutti. I prezzi sono saliti alle stelle”.

Specchio ha così deciso di intervenire sostenendo aiuti alimentari per 560 persone. Nelle prossime ore avvierà la distribuzione di pacchi alimentari, ognuno dei quali consentirà ad una famiglia di sopravvivere per un mese. Il pacco conterrà riso, cous cous, spaghetti, sardine, caffè, olio, zucchero, sale, biscotti oltre a prodotti per l’igiene personale.

Per i profughi birmani

Il popolo birmano attraversa un periodo drammatico ed oscuro, funestato dalle violenze successive al golpe militare con decine di morti e terrore per le strade. Specchio d’Italia lancia un progetto per aiutare i profughi che cercano rifugio nella vicina Thailandia, ma che sono privi di qualsiasi risorsa. Centinaia di birmani lasciano infatti ogni giorno il Myanmar, terrorizzati anche dal sistematico lancio di granate da parte dell’esercito per scoraggiare qualsiasi dimostrazione e qualsiasi assembramento.

L’unica strada per lasciare il paese è attraversare il fiume Kraburi, che di fronte a Kawthaung presenta un largo istmo e così raggiungere la cittadina thailandese di Ranong. Sono soprattutto donne, anziani e bambini, perché la maggioranza degli uomini preferisce, in questa fase, restare nei campi ad accudire gli animali, oppure continuare a badare alla raccolta del caucciù dagli alberi della gomma.  E’ gente povera, poverissima, del tutto priva di risorse adatte ad una fuga tanto disperata. Che, per raggiungere la Thailandia, deve anche fare i conti con i militari thai che hanno spesso respinto con la forza questi tentativi di emigrazione.

Comunque, quasi tutti prima o poi riescono a raggiungere la città di Ranong, nei pressi della quale è in costruzione un campo per accoglierli. La grande maggioranza trova ripari di fortuna o, semplicemente, dorme sotto le stelle, approfittando della stagione secca, che però sta per finire. La grande maggioranza dei profughi appartiene all’etnia Karen, la più invisa ai militari birmani perché portatrice di storiche istanze separatiste. I karen vivono tutti nel sud del paese, sono in prevalenza buddhisti ma con una crescente componente cattolica. Gente fiera e coraggiosa, forte della propria identità, legatissima alla propria terra. Accanto ai karen ci sono anche tanti birmani scesi dal nord, da Yangoon e persino da Mandalay, che stanno migliaia di chilometri più a nord.

Specchio d’Italia prosegue l’esperienza della fondazione sorella Specchio dei tempi, che è attiva da 16 anni in questa area. Dopo lo tsunami, a Surat Thani ed a Batong, ha costruito una scuola professionale ed un orfanotrofio. Da tre anni sostiene a Kawthaung l’attività della onlus torinese Medacross, guidata dal professor Daniele Regge dell’IRCC di Candiolo che offre servizi medici gratuiti nei villaggi e sulle isole dell’arcipelago.

I forti rapporti con il vescovo salesiano (cha ha studiato a Torino) Joseph Prathan ci hanno consentito di allacciare subito importanti contatti a Ranong dove ci prefiggiamo di offrire, in tempi molto brevi, assistenza sanitaria ai profughi(che non possono accedere, in quanto irregolari, alla sanità thailandese) nonché aiuti alimentari alle famiglie.